TRUE STORY è un film di genere dramma e thriller, tratto da una storia vera.
Michael Finkel, era un reporter del New York Times destinato al successo, quando venne accusato di aver scritto un articolo senza verificare le fonti, fu costretto alla smentita, e si ritrovò senza lavoro, con una reputazione a pezzi. Un giorno, uno dei latitanti più ricercati dai Federali, Christian Longo, venne catturato in Messico dove viveva spacciandosi per lui, dopo l’omicidio dei suoi figli e di sua moglie. Finkel, interpretò l’evento come un presagio di riscatto per la sua reputazione da giornalista, e mosso dalla curiosità di scoprire perché mai quel delinquente avesse scelto tra milioni di nomi proprio il suo, decise di incontrarlo. Da quel giorno, tra i due si creò un rapporto strano e difficile da commentare. Qualche anno dopo, Finale scrisse il suo libro basato sulle tante conversazioni e gli atti di procedura penale avuti con il criminale. i due avevano qualcosa in comune, qualcosa che nemmeno il giornalista stesso, riusciva a spiegare e a spiegarsi.
Le domande, da subito dalla visione del film iniziano a fioccare: perché Longo ha scelto Finkel? Chi usa chi? Quale segreto ci sta nascondendo Longo? Abbiamo paura di non aver ancora visto di cosa sia realmente capace; a volte sembra un uomo compassionevole, sembra quasi vittima del processo che è in corso. Altre volte, appare sinistro, spaventoso, colpevole.
La pellicola procede con scene al processo e lunghe conversazioni in carcere tra i due uomini. E’ intrigante, coinvolgente ma manca qualcosa. Mancano colpi di scena, manca chiarezza. Se abbiamo iniziato il film con dubbi e domande, terminiamo la pellicola nello stesso identico modo.
Il mio voto è di 2,5/5 stelle, perché non hanno osato, non hanno spinto di più la pellicola a darci maggiori chiarimenti, mantenendo un profilo del film basso e statico.
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